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I CIBI DA EVITARE PER LA SALUTE. LEZIONE CINQUE: NON SIAMO CARIVORI!

Non siamo carnivori Analizzando con scrupolosità il corpo umano e i suoi processi digestivi, non si può che giungere a questa conclusione.
Per capire e convincersi di questo basta ragionare sul modo in cui l'uomo mangia la carne. L'uomo è costretto a camuffare questo cibo, non compatibile con il suo organismo, con un' infinita quantità di salse e condimenti, non prima di averlo fritto o bollito o invecchiato, e trasformato in mille modi.

Molti biologi e fisiologi sono d'accordo nell'affermare che l'uomo, in realtà, non è fisiologicamente "costruito" per mangiare carne, e offrono prove estremamente convincenti.
La classe dei carnivori:
  • Ha una struttura fisica predatoria: artigli e canini sviluppati;
  • Ha Intestino breve (solo 3 volte la lunghezza del tronco) e fortemente acido (10 volte di più di un normale erbivoro)
L'intestino breve, lungo 3 volte il tronco, serve ad evitare una sosta troppo prolungata della carne ingerita, in quanto essa è facilmente putrescibile. L'intestino breve inoltre è fortemente acido perché deve neutralizzare le sostanze tossiche presenti nella carne.

Vediamo come avviene la digestione della carne:
Una volta giunta nello stomaco la carne ha bisogno, per essere digerita, della secrezione di succhi gastrici ricchissimi di acido idrocloridico.
I carnivori, infatti, secernono grandi quantità di acido idrocloridrico, atto a sciogliere le ossa. Il tratto intestinale dove avviene l'ultima parte della digestione, che serve a far passare gli elementi nutrivi nel sangue, deve per forza di cose essere meno lungo possibile: si deve considerare, infatti, che il pezzo di carne altro non è che un cadavere in putrefazione che crea velenosi rifiuti all'interno del corpo.
Il carnivoro, quindi, deve liberarsene il più presto possibile. Il problema, per i non carnivori, è la lunghezza del tratto intestinale, che a volte è lungo addirittura 20 volte il tronco. Se i non carnivori mangiassero carne, questa rimarrebbe nel loro corpo un tempo troppo lungo, avvelenandoli.

Passiamo alla classe degli erbivori:
  • struttura fisica forte ma non aggressiva, dentatura priva di veri incisivi superiori per addentare frutti, e canini per dilaniare.
  • intestino lungo sino a 20 volte il tronco, enzima digestivo capace di trasformare e assimilare la cellulosa delle piante.
Gli erbivori secernono una quantità minima di acido idrocloridrico, non sufficiente a digerire del tutto la carne.

Poi c'è la classe degli onnivori, parenti stretti dei carnivori, che conservano una certa aggressività e sono simili in molte caratteristiche fisiche ai carnivori; molti, ad esempio, non collocano il cane tra i carnivori, poiché se nutrito di sola carne esso muore.

Adesso osserviamo l'uomo:
  • struttura fisica non aggressiva;
  • tubo digerente lungo 12 volte la lunghezza del tronco;
  • mandibole deboli e non pronunciate;
  • secrezione salivare idonea a digerire gli amidi;
  • dentatura sviluppata soprattutto negli incisivi per mordere e addentare frutti e nei molari, piatti e robusti per macinare semi;
  • stomaco debole e poco acido, che non possiede gli enzimi adatti a neutralizzare le sostanze tossiche prodotte dalla decomposizione della carne;
Inoltre il suo intestino ha bisogno di stimoli che favoriscano il movimento peristaltico: frutti, cereali ed ortaggi hanno queste capacità, ma la carne no!
Fisiologicamente l'uomo è più simile ai mangiatori di piante e agli animali da pascolo e da foraggio (come le scimmie, gli elefanti e le mucche), che non ai carnivori come tigri e leopardi.
I carnivori, ad esempio, non traspirano dalla pelle: la temperatura corporea viene regolata con il respiro accelerato e l'estrusione della lingua. Gli animali vegetariani, invece, sono dotati di pori sudoriferi per eliminare le impurità e regolare la temperatura.
Tutte coincidenze?
La domanda che molti si pongono è:
Senza la carne posso soddisfare il mio fabbisogno giornaliero di proteine?
La disinformazione, in questo campo, raggiunge livelli spaventosi e con un po' di ricerca si può scoprire che la maggior parte dei luoghi comuni che ogni giorno sentiamo sono soltanto falsità.
Le proteine sono composte di amminoacidi. Gli amminoacidi sono 22, di cui 14 "non essenziali" e 8 "essenziali". "Essenziali" perché il corpo non può produrli autonomamente e ha bisogno di assumerli dai cibi.
Gli amminoacidi "essenziali" sono: leucina, isoleucina, valina, lisina, triptofano, treonina, metionina, e fenilalanina.
Fino agli anni '50 la carne era considerata un'ottima fonte di proteine, in quanto contiene tutti e otto gli amminoacidi "essenziali", ma al giorno d'oggi noi sappiamo che anche molti alimenti vegetali contengono tutti e otto gli amminoacidi (anche se non in proporzioni perfette), e in molti casi sono addirittura superiori, dal punto di vista nutrizionale, della carne.
In parole povere gli amminoacidi "essenziali" esistono in abbondanza in alimenti senza carne.
I cereali integrali, i legumi, i semi oleosi sono tutti concentrati di proteine; trenta grammi di lenticchie o di arachidi, ad esempio, contengono più proteine di un hamburger o di una bistecca di maiale.
Partendo dalla domanda provocatoria iniziale comunque ribadisco che non abbiamo bisogno di tutte queste proteine. Solo in una dieta di transizione consiglio di assumere un'elevata quantità di proteine proprio per rimpiazzare quelle della carne a cui eravamo tanto abituati.
Nel 1954 un gruppo di scienziati dell'università di Harvard intraprese uno studio specifico e scoprì che quando si mangiano insieme una certa varietà di verdure, cereali e legumi, la combinazione produce più dell'apporto necessario di proteine giornaliere.
Il loro rapporto giungeva alla conclusione che, a dire il vero, è piuttosto difficile seguire una dieta vegetariana senza superare il fabbisogno proteico del corpo umano!
Più di recente, nel 1972, il dottor F. Stare di Harvard ha condotto una propria ricerca sul consumo di proteine tra i vegetariani. Le sue scoperte sono sorprendenti: la maggioranza dei soggetti osservati assumeva il doppio del proprio fabbisogno giornaliero di proteine.
Quindi la soluzione a moltissimi problemi di salute è ridurre drasticamente il consumo di carne e proteine animali. Ci sono numerosi sostituti della carne.

Cosa mangio al posto della carne?
Inizialmente ti consiglio di seguire una dieta di transizione che comprenda alimenti ad alto contenuto proteico di origine vegetale. Può andare bene:
  • tofu
  • seitan
  • tempeh
  • grano saraceno
  • muscolo di grano
  • legumi (lenticchie, ceci, fave...)
Gradualmente poi ti consiglio di sostituire anche questi cibi cotti (e alcuni piuttosto elaborati e raffinati) con cibi più naturali possibile, nel loro stato originario, cioè crudi. Principalmente verdure a foglia verde scuro.
Aumentando la quantità di verde nella tua alimentazione noterai dei benefici enormi.
Ovviamente ci sono dei trucchi per assumere tutta la gamma di amminoacidi (proteine) necessari alla salute dell'essere umano e spero presto di mostrarti qualcosa in proposito.
Nel frattempo spero che tutte queste informazioni che hai avuto siano state di tuo interesse, per lo meno per capire che la tua salute è molto correlata a ciò che mangi. Sicuramente adesso ne sei consapevole e puoi fare qualcosa per capovolgere la situazione.
Ti assicuro che oltre a liberarti dei fastidi che ti porti dietro da anni riacquisterai anche una vitalità e voglia di vivere straordinaria, ti sentirai meglio ogni giorno che passa e ringrazierai il giorno in cui hai deciso di diventare responsabile della tua salute.

FONTE: www.RawFoods.it

LEZIONE UNO:
LEZIONE DUE:
LEZIONE TRE:
LEZONE QUATTRO:

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MATTEO, AUSTRIACO, 8 ANNI: LE FOTO CON LE SUE AMICHE MARMOTTE.

Special bond: Matteo Walch has stuck up an unlikely friendship with a group of marmots in the Austrian Alps
 
Matteo Walch, 8 anni, incontra le marmotte nelle Alpi austriache; con questi animali Matteo ha instaurato un rapporto speciale dal suo primo incontro con loro durante una gita alpina 4 anni prima.

La famiglia ritorna a visitare la colonia di marmotte, nelle alpi austriache del Groslocker, per  2 settimane ogni anno.
La mamma di Matteo, Michaela ha detto: 'La loro amicizia dura ora da piu' di 4 anni.
'Matteo ama quegli animali e loro non hanno paura di lu,i perchè lui ha dei sentimenti nei loro confronti e loro lo comprendono"

Furry friends; The schoolboy from Innsbruck first met the clan of marmots four years ago on a family holiday and has returned every year since
F
Unlikely pair: The normally shy marmots show Matteo nothing but affection when he visits them at Hohe Tauern National Park in Austria

"Potrei passare ore a guardare gli animali, mi da un senso di colelgamento alla natura e alle sue forme di vita"

Matteo and his family spend two weeks every year in the Alps visiting his marmot friends

Nose to nose: A marmot greets eight-year-old Matteo on the slopes of the Austrian Alps

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SINDROME AEROTOSSICA. MUOIONO DEI PILOTI BRITISH AIRWAYS. MA CHE SI RESPIRA IN CABINA?

 
La sindrome aerotossica continua a mietere vittime tra piloti ed assistenti di volo, ma le compagnie aeree si ostinano a negare il problema, tentando di smentire l’evidenza. Nell’articolo, di cui abbiamo tradotto le parti salienti, il Dottor Peter Julu lancia l’allarme. Lo specialista individua un nesso tra la sindrome in oggetto ed un’analoga affezione che colpisce gli agricoltori abituati ad usare insetticidi a base di organofosfati. E’ plausibile tale nesso? Se c’entrassero, invece, gli ingredienti velenosi della Geoingegneria clandestina? Questo spiegherebbe per quale ragione le compagnie aeree sono tenacemente impegnate ad occultare. 
 
Non dimentichiamo che le analisi di un campione di polvere prelevato dall'interno di un velivolo commerciale avevano rilevato bario, cadmio ed alluminio che non sono componenti degli organofosfati, ma sono sempre elementi neurotossici e cancerogeni.

Due dei piloti più talentuosi della British Airways sono morti dopo anni di esposizione ai fumi tossici degli aerei passeggeri. Karen Lysakowska, 43 anni, è stata sepolta martedì scorso, mentre Richard Westgate, anch’egli di 43 anni, è deceduto quattro giorni prima. Entrambi credevano di essere stati intossicati dall'aria della cabina, un’aria talmente inquinata che costringe regolarmente i piloti ad indossare maschere d’ossigeno per respirare. Gli avvocati di Westgate intendono portare in tribunale la questione della sindrome aerotossica, una patologia cronica che rende migliaia di piloti nel mondo inadatti al loro compito. […]

Molti piloti lamentano cefalea, difficoltà di concentrazione ed altri disturbi, ma questi sintomi sono spesso ignorati o conducono a diagnosi errate. La donna pilota Lysakowska, che è stata tra gli avieri di maggior talento della sua generazione, dopo aver ricevuto un premio speciale come cadetto venti anni fa, aveva chiesto ai suoi superiori della British Aiways di affrontare lo spinoso tema. Era stata, infatti, essere esonerata dal servizio per problemi di salute nel 2005. E’ morta di tumore.

Richard Westgate era diventato un pilota commerciale nel 1998. Aveva volato con le compagnie aeree più piccole, prima di essere assunto dalla British Aiways nel 2007, anno in cui cominciarono ad acuirsi fastidiosi sintomi: perdita di memoria, emicrania, stanchezza cronica, sbalzi d'umore.

Il dottor Mulder, che ha seguito il calvario di Westgate, ricorda che dapprincipio la malattia del pilota fu confusa con una forma di depressione. [...]

Prima di morire, Westgate aveva incaricato il suo avvocato, Frank Cannon, che era anche un pilota, di citare in giudizio la British Airways per presunta violazione delle linee guida circa la salute e la sicurezza. Nonostante le richieste di molti piloti e delll'Aerotoxic Association, le compagnie aeree non installano sistemi di rilevamento della qualità dell'aria.

Al contrario, esse si basano sui risultati di studi commissionati dal governo. Sono ricerche i cui risultati sono stati contestati: la più recente di queste indagini, condotta dalla Cranfield University, nel Buckinghamshire, ha concluso che l'aria della cabine di pilotaggio è sicura.[…] Il personale di bordo attribuisce la sindrome agli organofosfati ed agli oli lubrificanti usati nei motori a reazione.

Le compagnie aeree hanno cercato di sostenere che l’avvelenamento da monossido di carbonio è all’origine dei sintomi, ma il dottor Peter Julu, neurofisiologo, non è d'accordo. Egli imputa la sintomatoologia agli organofosfati. Il Dottor Julu spiega: “Sono sostanze chimiche che attaccano il sistema nervoso. In particolare è preso di mira il tronco cerebrale. Le sostanze aggrediscono un gruppo specifico di neurotrasmettitori tra cui la serotonina, il che spiega la comparsa, in alcuni casi, della depressione”.

Fonte: Express.co.uk
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Traspasar la fina linea.....

Buenas como estais??... yo he estado desaparecida....y sigo estandolo.... otro bache mas.....
La semana pasada la tuve casi por completa llena de medicos.... tuve visita con el neurologo, con el de cabecera, con los de la mutua, la nutricionista y el cirujano....vamos una semana completita completita.....
El resumen es.... debo volver dentro de un mes con la nutricionista.....estoy por debajo de mi peso....y la depresion no me ayuda hacer correctamente las pautas... eso hace que cada vez coma menos y menos.... y una mala alimentacion tambien afecta al estado de animo y si mi animo no esta bien no conseguiré salir de esta depresión...... debo OBLIGARME a comer....... resulta fácil a k si??.......debo anotar en una libreta paso a paso hora a hora minuto a minuto todo lo que hago.... lo que como..... etc..... a mi también me parecía fácil.... pero llevo una semana.... y no es así....me cuesta mucho mucho COMER......otro problema a añadir.... trastorno de alimentación...... quien me lo iba a decir a mi.....hace un año preparándome para la operación con 115kg y hoy con 58kg.... batallando día a día por comer un poco mas para poder coger fuerzas y salir de esta depresión......
Que delgada es la linea que separa la obesidad a la situación que estoy ahora!!!
He tardado mucho en contaros esto..... pero necesitaba decirlo pues creo que es conveniente que todo aquel que esta ansioso por operarse debe tener presente esta consecuencia..... no quiero que a nadie mas le pase lo que a mi..... os aconsejo hacer todas la pautas que marca la nutricionista y sobre todo si veis que os empieza a costar comer.... decírselo a ella antes de que sea demasiado tarde.... luego cuesta mucho salir de ese habito......
Bueno no me quiero enrollar mas.... ya os ire diciendo si voy progresando.... quien me lo iba a decir a mi..... ahora debo obligarme a comer.......

Besikos family!! Gracias por estar ahi!!



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VUOI TORNARE A SORRIDERE? MANGIA ZAFFERANO!....

In Persia si dice: “mangia lo zafferano e tornerai a sorridere”. Questo antico detto mostra chiaramente il favore popolare verso questa spezia, molto utilizzata come ingrediente alimentare, oltre che come medicina, sia nel Medio Oriente che in Asia.


L'impiego come rimedio per il trattamento dei disordini dell'umore è molto antico, ma largamente inesplorato da parte delle scienza, almeno fino ad ora. Infatti, recentemente alcune ricerche hanno mostrato che lo zafferano è davvero capace di prevenire e alleviare i sintomi della depressione e di altri disturbi dell'umore.

Lo zafferano, Crocus sativus L., appartiene alla famiglia delle iridacee. In Occidente, il suo utilizzo in cucina è vecchio di 3000 anni, dato che i quei tempi a Santorini, in Grecia, se ne faceva già largo uso. Poi, lo zafferano si è diffuso ai paesi vicini, soprattutto dell'area mediterranea, successivamente raggiungendo la Persia e l'India, che attualmente sono i due principali produttori mondiali di questa spezia. Nel vecchio continente, i maggiori produttori sono Grecia, Spagna e Italia.

In autunno, i fiori sono raccolti si primo mattino, quando sono appena aperti: gli stigmi, che costituiscono la vera e propria droga, vengono estratti manualmente. Poi, sono messi a seccare, tenendo conto di precisi valori di temperatura e umidità. Queste condizioni facilitano lo sviluppo di certi componenti come il safranolo, una molecola responsabile del particolare aroma della spezia. Ci vogliono circa 150.000 – 220.000 fiori per produrre un Kg di zafferano.

Alla fine, si ottengono, sulla base della loro qualità, tre tipi di zafferano, con le seguenti caratteristiche:

• a stigma intero, incluso sia le parti rosse che gialle;
• a stigma separato rosso, più aromatico, ma più costoso;
• a stigma giallo, da sapore forte, ma meno aromatico e anche relativamente meno costoso.

Dalla raccolta al prodotto finito, il lavoro viene condotto per lo più a mano, in modo minuzioso e in tempi lunghi. La bassa resa e la manodopera impiegata rende ragione del suo alto costo. Quale prodotto pregiato, lo zafferano è anche oggetto di falsificazione. L'analisi di 151 campioni di zafferano ha mostrato che nel 90% erano presenti sostanze estranee.

I principali componenti dello zafferano sono: carotenoidi, della famiglia dei crocini, responsabili del colore giallo-arancio; picrocrocina, cha dà il sapore amaro; l'aldeide, sostanza volatile responsabile del tipico sapore dello zafferano e generato dal safranolo che si forma durante il processo di essiccazione.

Alcuni studi condotti tra il 2005 e il 2006 hanno voluto indagare l'effetto dello zafferano sui disturbo dell'umore. A questo scopo è stato somministrato 30 mg di estratto di zafferano al 2% di saffranolo, per due volte al giorno, a gruppi di volontari e poi sono stati misurati 17 parametri relativi alle loro capacità mentali e al loro stato umorale, basandosi sul “Punteggio di Hamilton per la Depressione”. 

Gli studi erano in doppio ceco. Lo zafferano è stato in grado di ridurre in modo significativo l'intensità dello stress e sul piano dei sintomi depressivi l'effetto è stato paragonato a quello di due molecole farmaceutiche come l'imipramina e la fluoxetina (Prozac®). L'effetto dello zafferano sull'umore è stato quasi immediato, iniziando già dalle prime somministrazioni.


Bibliografia
- Akhondzadeh S, et al. Comparison of Crocus sativus L. in the treatment of mild to moderate depression: a double- blind, randomized and placebo –controlled trial. Phytotherapy research, 19(2005) 148-151.

- Akhondzadeh S, et al. Comparison of Crocus sativus L. and imipramine in the treatment of mild to moderate depression: a pilot double-blind randomized pilot trial [ISRCTN45683816], BMC Complementary and Alternative Medicine, 4 (2004) 12-16.

- Noorbala A.A et al. Hydro-alcoholic extract of Crocus sativus L. versus fluoxetine in the treatment of mild to moderate depression: a double-blind, randomized pilot trial. Journal of Ethnopharmacology, 97 (2005) 281-284.

- Moshiri E. et al. Crocus sativus L. (petal) in the treatment of mild to moderate depression: a double-blind, randomized and placebo-controlled trial. Phytomedecine, 13 (2006) 607-611.

- Basti A.A et al. Comparison of petal of Crocus sativus L. and fluoxetine in the treatment of depressed out-patients: a pilot double-blind randomized trial. Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry, 31 (2007) 439-442.

Cannella e Zafferano Cannella e Zafferano La cucina della via delle spezie

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MAI GETTARE LA SPUGNA: GUARDARE PER CREDERE . L'IMPOSSIBILE E' POSSIBILE


'Non c'è nulla al mondo che possa prendere il posto della perseveranza.  Non il talento. Non c'è nulla di piu' comune che persone di talento che non hanno successo. Non il genio; il genio che non è apprezzato è quasi un proverbio. Non l'istruzione; il mondo è pieno di fallimenti colti. La perseveranza e la determinazione... solo loro sono onnipotenti.' - Calvin Coolidge


 
ESSERE TE STESSO
IN UN MONDO CHE COSTANTEMENTE CERCA 
DI FARTI ESSERE QUALCOSA D'ALTRO,
E' LA PIU' GRANDE CONQUISTA 

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LA RIVOLUZIONE DI DIO, DELLA NATURA E DELL'UOMO

La Rivoluzione di Dio, della Natura e dell'Uomo
qui per acquisto

In questo testo, Fukuoka spiega come è arrivato al cuore della natura e come i suoi scritti precedenti (in Italia sono usciti "La rivoluzione del filo di paglia", presso la LEF, e "La fattoria biologica" presso Edizioni Mediterranee) rappresentano la sua strada per arrivare all'agricoltura naturale.
Dopo 30 anni di viaggi, alla fine della sua vita, ha lasciato il suo ultimo messaggio "La rivoluzione di Dio, della natura e dell'uomo" per aiutarci a rinverdire la terra, a renderla un'immagine del cielo.
PRINCIPI DELL'AGRICOLTURA NATURALE
"Nostro compito è la pratica dell’agricoltura come la conduce Dio. Potrebbe essere la maniera per iniziare a salvare questo mondo."
Masanobu Fukuoka
Il suo metodo di coltivazione non comprende aratura, fertilizzanti, pesticidi, diserbanti, potature e richiede davvero poco lavoro! Riesce a portare a termine tutto questo (con alte rese) attraverso un attento tempismo nelle semine e un’accurata combinazione di piante.
In breve, ha portato l’arte pratica del lavoro assieme alla natura ad un alto grado di raffinatezza.
I principi di questo metodo sono:
non ARARE
non FERTILIZZARE
non SARCHIARE
non usare pesticidi
NON ARARE: l'aratura rovina il terreno, lo rende duro e povero.
La situazione peggiora se si usano fertilizzanti in aggiunta.
"Per quanto riguarda l'argomentazione che l'aratura aumenta l'azoto disponibile per mezzo della nitrificazione, è come dire rovinare il proprio corpo per qualche beneficio temporaneo"
In realtà areare il terreno non favorisce l'areazione ma compatta ancora di più le zolle che diventano dure, inoltre uccide la preziosa microflora che si trova nei primi centrimetri di spessore e che è quella adibita a fertillizzare e lavorare - da sé - la Terra.
Il terreno lavora da solo: il terreno che vive secondo la sua natura si ara da solo, l'erba e le piante da sovescio smuovono la terra, alberi e arbusti la lavorano in profondità, microrganismi di varia natura completano l'opera.
NON FERTILIZZARE: il raccolto dipende dal terreno.
Le piante sono sempre nate - e continueranno a nascere - indipendentemente dall'intervento umano. A seconda delle qualità di un terreno si genera un complesso ecosistema in grado di ospitare vegetali e animali. Quello che l'uomo può fare è assecondare questa complessità, che genera da sè fecondità e fertilità. Per questo è assurdo decidere a priori che quell'apezzamento andrà a mais senza tenere conto di tutto il sistema ambientale in cui quella terra è inserita. In questa ottica degenerata la terra và prima uccisa e poi fertilizzata perchè accolga - con la forza - un elemento a lei innaturale.
NON SARCHIARE: esistono davvero le erbacce?
La consuetudine di scindere tutto ciò che ci circonda in buono e cattivo è tipicamente occidentale e non mi dilungo qui sulle radici culturali di questa predisposizione cognitiva, ma in natura non esiste buono e/o cattivo. Tutto ha una sua utilità in un complesso sistema Vita - Morte - Vita.
Ogni pianta appartiene a quell'ecosistema che le consente di insediarsi ed in qualche modo ricambia donando qualche beneficio. Molte erbacce sono commestibili e sin da tempi remoti hanno fatto parte della dieta dei contadini. Altre sono officinali o utili nella preparazione di preparati naturali che aiutano nel controllo di malattie dei vegetali. Molte sono anche ottimi impollinatori e averle in un orto torna sempre utile (e poi si parla di morìa delle api!).
Cespugli e arbusti sono frangivento e proteggono dalle gelate (oltre che ospitare uccelli che a loro volta mantengono il controllo sui parassiti naturali come i bruchi ...).
Le erbe inoltre arricchiscono il terreno, fertilizzandolo naturalmente. Mantengono inoltre l'umidità costante e trattengono l'acqua evitando che la terra si asciughi e secchi.
Il problema non è eliminarle, ma generare stati di buona convivenza reciproca e giuste sinergie dove anche i frutti utili all'uomo possano vivere: in pace.
NON USARE PESTICIDI: gli insetti nocivi non esistono.
Un discorso simile a quello sulle erbe è possibile farlo per gli insetti: la complessità naturale consente di avere un equilibrio dinamico fra insetti "ai nostri scopi nocivi" e loro antagonisti.
Usare un pesticida altera in modo disastroso questo delicato equilibrio e trascina in una sterilità infinita tutto il ciclo vitale, impoverendo il sistema e risultando, alla fine, poco produttivo - anche dal punto di vista economico.
Evitando le lavorazioni e seminando una grande varietà di piante la fertilità del terreno aumenta stagione dopo stagione. Quindi se vogliamo coltivare un orto-frutteto, semineremo assieme cereali, ortaggi, leguminose, fiori, arbusti, alberi da frutto e forestali.
"La vera agricoltura naturale non adopera coltivazione, né aratro2. Usare trattori e attrezzi distrugge la vera natura. I più acerrimi nemici degli alberi sono l’ascia e la sega. I peggiori nemici del terreno sono la coltivazione e l’aratura. Se la gente non avesse questi attrezzi, sarebbe una vita migliore per tutti." dice Fukuoka in un'intervista.
Il riso, principale prodotto della fattoria di Fukuoka, viene coltivato in alternanza con cereali invernali, in modo semplice e rilassante: si getta il seme a spaglio e si sparge la paglia. Si raccoglie usando un falcetto. Nient’altro.
"Mi ci sono voluti più di trent’anni per arrivare a questa semplicità (...) Questo è l’ecosistema del campo di riso in equilibrio. Le popolazioni di piante ed insetti qui mantengono fra loro dei rapporti stabili. Non è raro che qualche malattia delle piante venga a devastare questa regione, lasciando intatti i raccolti dei miei campi".
Il problema più grande della nostra cultura è dimenticare la nostra - fuorviante - conoscenza.
E' ripartire dall'innocenza di un bambino. E' destrutturare il nostro pensiero pre-costituito, pre-digerito per poter guardare la natura con occhi nuovi e scoprire che non è una violenta aggressiva lotta gli uni contro gli altri, ma un mondo intenso di collaborazioni e solidarietà reciproche
LE PALLINE D'ARGILLA
La tecnica dei semi di argilla è un'altra intuizione di Fukuoka, usata principalmente nei progetti di rinverdimento del deserto.
Fukuoka combatte l’aridità e la desertificazione spargendo semi di piante di vario genere (alberi e piante da sovescio, cereali, ortaggi) che potrebbero adattarsi a quella determinata zona, protetti da una capsula di argilla per difenderli da insetti, roditori e uccelli.
Poi lascia fare alla natura.
Quello che germoglierà sarà il meglio per quell’area geografica.
In questo modo egli sta ricostruendo la vegetazione in aree desertiche in India, nel nord della Grecia, su 10 mila ettari attorno al lago Vegoritis, e anche in una zona sperimentale a Cisternino, in provincia di Brindisi.
Lo sfruttamento agricolo della moderna industria ha generato e genererà aree desertiche in modo sempre più veloce. E' fondamentale controbilanciare questa tendenza restituendo alla terra la sua fertilità, la sua libertà.
Il metodo delle palline d'argilla consiste nel non sotterrare i semi ma nell'avvolgerli prima da uno strato di terra, poi da uno strato di argilla, creando così delle palline che li contengano e contengano anche microbi.
L'argilla protegge il seme da roditori insetti uccelli formiche, fino al momento della germinazione.
Il lavoro principale consiste nel seminare e falciare l'erba subito dopo. Le prime piogge genereranno l'umidità necessaria alla germogliazione e sarà la natura stessa a selezionare - in base al suo habitat - quali semi siano ideali.
Quelli che germoglieranno saranno più resistenti e sani. L'importante, in questa tecnica, è seminarne una grande varietà, sia come numero ma sopratutto come specie per garantire l'instaurarsi di un sistema biodiverso.
LA BIODIVERSITA' E' RICCHEZZA
Dato che la mia fattoria non adopera coltivazione, fertilizzanti prodotti chimici, molti insetti e animali ci vivono dentro.
Fukuoka ha ricreato la ‘natura vera’. Nella sua fattoria alberi e ortaggi crescono rigogliosi e mescolati in disordine come in una foresta. La terra non viene lavorata con l’aratro.
Le erbacce crescono insieme ai fagioli e ai cavoli, assistendoli nella lotta contro i parassiti. I ragni contrastano gli insetti nocivi.
Le piante si sono autoselezionate e vivono in un ambiente di stabile riproduzione.
Molti semi cadono naturalmente in terra e naturalmente si riproducono. Il concime viene fornito da anatre e galline che pascolano felicemente sui campi. Libellule e farfalle, api, talpe e lombrichi, lucertole e rane si danno tutti da fare, lavorando liberamente, per liberare l’uomo dal lavoro.
Spesso quando vado nell'orto e raccolgo la mia verdura rimango sempre stupita nell'osservare con quanta gente l'ho condivisa: quanti insetti ci sono passati e se ne sono nutriti. Eppure ne resta ancora molta anche per me. Ed è allora che mi rendo conto di quanto la terra sia generosa e ricca e di quanto potremmo essere fortunati se solo riuscissimo a vederlo!

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